MIRELLA MUIÀ Empèdocle

MIRELLA MUIÀ
Empèdocle

poema narrativo

con i contributi di: Domenico Minuto e Jean-Charles Vegliante

Prima edizione italiana

Empedocle è il racconto di una passione che si esprime qui nella narrazione poetica, la sola capace di custodire
e di indicare ciò che fa il senso di un atto e ciò che dà ai segni il loro senso definitivo.
Il sandalo lasciato sull’orlo del cratere paradossalmente completa e conferma la confusione del filosofico e del poetico, ma è soprattutto il simbolo della sincerità delusa e riaffermata di fronte alla brutalità del mondo; segno, insieme, di un abbandono e di un impegno supremo verso gli uomini.

Parigi, 1986

Autore MIRELLA MUIÀ
Editore LYRIKS

collana Poiesis / Essenza del Poeta
ISBN 979-12-80504-03-6
Anno 2022
Pagine 36
Formato 15×15 cm
Prezzo libro € 8.00


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COMMENTI DEI LETTORI:

Ho appena finito di leggere il “piccolo-grande” poema di Madre Mirella. Piccolo perché composto da 16 strofe, grande perché ogni singolo verso, anzi ogni singola parola ha una tale pregnanza da evocare immagini e significati che colpiscono il cuore e suscitano contrastanti emozioni. Gioia per il puro godimento della bellezza dei versi, sgomento per l’inquietudine delle immagini che suggeriscono l’idea della morte: la nera profondità, il nulla. La mente si perde, poi, nel cercare di penetrare il senso del poema. Chi è la voce narrante? È Empedocle, è suor Mirella, sono io, è l’uomo che ripercorre la sua storia? O è, forse, il Cristo?Il silenzio della notte, nel frutteto, come annuncio di morte, è, forse, la visione di Gesù che prega e soffre nell’orto degli ulivi? E i lembi di volti che appaiono fra le foglie, il lampo sospetto (il bagliore delle armi?), l’apparizione dei soldati, (perché la loro presenza?) non sono la rievocazione del tradimento di Giuda? Il clamore delle armi rompe il silenzio. E, ancora, le macchine luccicanti, l’occhio cieco degli obiettivi, il clamore che penetra il sonno, le voci della discordia, l’angoscia dell’incertezza sono, forse, una visione dell’immane tragedia che credevamo lontana? Abbiamo respinto l’armonia del creato. “Il potere non ha l’anima musicale… Essi distruggono la mia casa, pietra su pietra e so che del giardino non sopravvive nessun albero”. Squallore, desolazione “il paese interiore disseccato, deserto”. E poi, ecco il fuoco sotterraneo, lo spirito della terra si innalza, purifica, lascia un segno -un sandalo- e la storia si compie. Omne consummatum est! Quello che sembra una sconfitta è un grido di vittoria! Ora. è tempo di resurrezione! Qualcuno ancora camminerà con quel sandalo e saprà dove andare; non è difficile a chi ama interpretare i segni.

Isabella Nasso