Città fantastica

“Resteranno ancora parecchie cose che io non conosco e forse non conoscerò mai? E pure quello che ho appreso è veramente tanto, per cui il titolo che avevo pensato per un mio libro di poesie e che, dentro i miei limiti e le mie capacità poetiche, avrebbe dovuto essere quello «Città fantastica» intendendo con tale titolo di designare la possibilità di una capacità espressiva che avesse quasi del fantastico, essendo intercomunicante in tutti i punti di essa, mi sembra in qualche modo di averla vissuta in altro modo in quest’ultimo periodo della mia vita. Pensando a quel titolo e pensando alla possibilità di una espressività intercomunicante, che del resto non era affatto nelle mie capacità, pensavo anche «quasi» ad una città del tutto notturna, dove ogni punto di essa fosse in relazione e comunicante con tutti gli altri. Non ho mai pensato di dare alcuna rappresentazione di tale città, convinto anche, come sono, che gli oggetti della poesia non appartengono mai al già pensato, sia pure i margini di certi pensieri, o semplicemente di certe intenzioni poetiche, ma che si definiscono di volta in volta durante il lavoro rivolto alla pura ricerca espressiva”.

L. Calogero
Dalla Lettera-saggio a Vittorio Sereni, 1960 http://www.lorenzocalogero.it/epistolario/lettera-saggio-a-vittorio-sereni/

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